La pesciolina Ponyo, scappata dalla sua casa sul fondo del mare, durante la fuga resta incastrata in un vasetto di vetro. Sosuke, un bambino di cinque anni che vive con la mamma su una collina vicina a un villaggio sul mare, la trova e la aiuta a liberarsi. Da quel momento i due diventano grandi amici e con il tempo l’amicizia si trasforma in un sentimento più grande e forte. Ponyo è decisa a rimanere nel mondo degli umani, ma suo padre, che un tempo era un uomo, decide di riportarla a casa. Ponyo riuscirà a fuggire di nuovo e a trasformarsi in una bambina, ma la sua scelta scatenerà uno tsunami che metterà a rischio la vita degli abitanti del villaggio e dei marinai a bordo delle navi a largo, tra cui l’imbarcazione guidata dal padre di Sosuke. L’ira del mare si placherà solo grazie alla bontà dei sentimenti di Sosuke verso la sua cara amica.
Onde, cavalloni, flutti marini, pesci dalla forma strana, una linea di confine sottile tra il mare e il cielo pieno di stelle, nuvole, luci riflesse circondano i piccoli protagonisti. L’universo di Hayao Miyazaki, giapponese, 68 anni, già leone d’oro veneziano alla carriera, si colora di mille sfrangiati caleidoscopi e, rinunciando felicemente ai pesanti simbolismi dei titoli precedenti (La città incantata, 2001; Il castello errante di Howl, 2004), inventa una favola carica di ritmo e di divertimento, di follia e sogno. Il tono onirico/fiabesco ben si amalgama con sfondi paesaggistici che toccano un certo, lontano realismo. Con richiami, dichiarati, alla sirenetta di Andersen. Il regista ha lavorato con i quadri disegnati a matita. "Credo -dice- che l’animazione abbia bisogno della mano dell’uomo: spero di usare la matita il più a lungo possibile".