Regia: Mark Herman
Con: Butterfield (Bruno), Jack Scanlon (Shmuel), Amber Beattie (Gretel)
Nazionalità: Gran Bretagna/Stati Uniti 2008
Durata: 100
Genere: Drammatico
ore: 10,00
Proiezioni in
Germania, nel corso della seconda guerra mondiale. La moglie, il figlio Bruno, otto anni, sua sorella Gretel, poco più grande, seguono il padre, ufficiale nazista, nel lugo del suo nuovo incarico: è direttore di un campo di sterminio. Un giorno Bruno, annoiato per essere rimasto senza amichetti e senza scuola, si allontana un po’ da casa e arriva al recinto di filo spinato che divide la sua abitazione da quella che lui ritiene una fattoria di campagna i cui residenti indossano tutti un pigiama a righe. Di là dal recinto c’è Shmuel, un coetaneo. I due cominciano a parlare e a poco a poco diventano amici. Così, quando Shmuel gli confida che suo padre é sparito da tempo e non si hanno notizie di lui, Bruno si offre di aiutarlo nella ricerca. Indossato un pigiame a righe, insieme a Shmuel si inoltra nel campo proprio quando è stata decisa una ’eliminazione’. Una intera sezione di prigionieri viene spinta in uno stanzone, poi la porta é chiusa e, dall’alto, cade il gas sopra le persone inermi. I due bambini sono tra loro. La corsa dei genitori, accortisi dell’assenza di Bruno, non serve più a niente.
C’è un romanzo all’origine, che forse merita di essere letto per l’intelligente sviluppo del racconto e la rischiosa, lucida scelta di affidare ai bambini il nodo drammaturgico dell’azione. Certo è che la trasposizione cinematografica si pone ai primi posti di quel cinema (molto numeroso) che ha esaminato ed esamina ancora oggi il nazismo da vari punti di vista. Lo scarto che rende il film indimenticabile é relativo alla scelta di mettere a fianco la semplicità e l’assoluto. La semplicità é nella mente e nel cuore dei bambini, nella loro ingenuità istintiva e diretta che li fa sempre andare avanti; l’assoluto è quel male che li aspetta e verso il quale si dirigono senza alcun sospetto. E semplicità assoluta (della tragedia) é quella del direttore del campo, della sua bieca contabilità dei morti, della naturalezza nel far sganciare il gas ai soldati. Semplice é il pianto spezzato della madre, assoluto é quello del padre, il carnefice diventato vittima di se stesso. Di totale linearità é la regia di Herman, pacata, misurata, nitidissima, a significare che la semplicità é la chiave migliore per parlare di tragedie passate, e riuscire senza pedanterie ad essere campanello d’allarme per il presente. Difficile da dimenticare l’angoscia della sequenza finale, a cominciare da quella porta che si chiude inesorabile su tante vittime innocenti.
In occasione della giornata della memoria.
da 11 anni