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Una passione

Venerdì 24 settembre ore 21.30

Ingresso Gratuito
prenotazione obbligatoria da effettuare al botteghino o online a questo link: Una Passione

Scritto da: Valentina Diana
Supervisione artistica: Milena Mancini
Regia: Vinicio Marchioni
Con: Marco Vergani

LO SPETTACOLO

Un attore si presenta su un palco vuoto. La replica di un colossal teatrale è saltata e nessuno lo ha avvisato. è uno di quegli attori che ha sempre fatto la comparsa, non ha neanche un nome, così come non hanno un nome i personaggi di sfondo che interpreta nello spettacolo saltato. Cosa fa un attore senza un ruolo per sopravvivere in scena? Il pubblico è lì e si aspetta qualcosa. Lui dello spettacolo sa poco o nulla. Durante le repliche sta la maggior parte del tempo in camerino ad aspettare di entrare, passare, uscire. Allora inizia a raccontare lo spettacolo, improvvisando, mettendo insieme pezzi di cose che a malapena conosce con altre che inventa all'improvviso. Ecco il punto. Questo attore realizza lì sopra, all'improvviso, di esistere davvero, perché ha qualcuno, un pubblico, che per la prima volta guarda solo lui. Lo spettacolo che cerca di raccontare al pubblico parla della Passione di Cristo, lui inventa, sovrappone la propria vita allo spettacolo, si pone domande alle quali cerca di trovare risposte. Attraverso la storia di un invisibile, di un ultimo, di un povero cristo, si mette in scena il tema dell'identità, giocato attraverso i meccanismi della recitazione su un palcoscenico vuoto. Citando Peter Brook: "il teatro non è come la vita. Il teatro è la vita".

RIFLESSIONI

Questo testo è nato da un personaggio. è stato il personaggio, a chiamare il testo. All'inizio mi immaginavo, o meglio vedevo proprio, un attore solo. Un attore sfigato, di una compagnia di un colossal, un attore tra gli ultimi, di quegli attori che in tanti anni non hanno ai fatto il salto, non sono mai diventati nessuno. Ma questa, per me, nella visione, era la sua forza. un ultimo tra gli ultimi, solo. Dimenticato. Quando l'attore, di cui non sappiamo neanche il nome, si presenta al pubblico è subito a disagio di se stesso, è smarrito. Le sue prime parole sono:" Mi dispiace" per molto tempo nella mia testa, questo personaggio non ha detto altro. Non ha fatto altro se non enunciare il proprio smarrimento di fronte alla condizione della propria presenza, della propria presenza. Il disagio, che, evidentemente, era anche mio. E continua ad esserlo. Il disagio e lo smarrimento di trovarsi all'improvviso, di realizzare di essere all'improvviso, visti. Esistere negli occhi degli altri in quanto essere esistente, essere umano. Il problema di questo attore è da subito dichiarato: io, da solo, non significo niente, perché sono parte di qualcosa di più grande di me, molto più grande, che mi comprende quasi per caso e di cui non sono che un'infima componente. L'ultima, appunto. In più, lui, non conosce tutto. Non conosce quasi nulla del meccanismo dello spettacolo. Dal suo cominciare a raccontare, per disagio, per non lasciare il pubblico senza la sua storia, la storia a cui vuole assistere, per la quale ha pagato, lui comincia a parlare. Il paradosso è dunque che questo è un monologo che dichiara la mancanza di altri attori in scena. è quasi un manifesto dell'assenza. Lui, da solo, non può far altro che evocare gli assenti. Ma lo fa come può. dal suo punto di vista. Il punto di vista di uno che per la maggior parte del tempo se ne stava in camerino ad aspettare. Senza vedere, senza partecipare. La sua idea dello spettacolo è dunque parziale. Ha la parzialità della sua immaginazione, della sua poetica. Lui oltretutto non ha una parte, un nome, non è nessuno. Appunto. Interpreta a volte un centurione, a volte una guardia, a volte un passante, a volte uno di una folla. è sempre qualcuno che potrebbe essere sostituito con qualcun altro. La storia, la vicenda, è narrata da questo sguardo di qualcuno che non è nessuno. E che si interroga. Un po' si interroga, un po' si inventa. Ad un certo punto quindi questo attorucolo che la compagnia ha dimenticato di avvisare che la replica era saltata, si assume la regia dello spettacolo narrandolo. E così comincia poco alla volta a descriverci questo enorme colossal, la storia di Gesù, il vangelo. Il suo Gesù si mischia con lui, diventa, in un certo senso, un Cristo piccolissimo, umano e stralunato. Che si fa domande, che si comporta come uno per il quale ciò che accade non è scontato. La sua forza, la forza del Cristo, ma anche la forza del personaggio, sta allora nel suo modo di guardare alla storia e di tendere, sì, direi proprio che si tratta di una tensione, all'alto.


MARCO VERGANI

Laurea Specialistica in Lettere e Filosofia presso La Sapienza di Roma, frequenta l'Ecole des Maitres con Giancarlo Cobelli e il Centro teatrale Santacristina diretto da Luca Ronconi. In teatro ha interpretato diversi ruoli e lavorato con i più grandi maestri della scena italiana: Luca Ronconi, Giancarlo Cobelli, Giancarlo Nanni, Andrea De Rosa, Roberto Latini, Andree Ruth Shammah, Andrea Baracco, Giancarlo Sepe, Maurizio Panici, Ferdinando Bruni, Barbara Nativi, Sergio Fantoni. Recentemente interprete del monologo "Eternità dolcissima di Renato Cane" regia di Vinicio Marchioni. Studia chitarra classica e canto polifonico da giovane e si dedica ad attività di volontariato con i non vedenti, pratica quotidianamente Ashtanga yoga e viaggia spesso in India.


VINICIO MARCHIONI

Vinicio Marchioni, in venti anni di carriera, vanta un curriculum lunghissimo. Protagonista teatrale diretto tra gli altri da Giuseppe Marini, Luca Ronconi, Antonio Latella, Roberto Latini, David Lescot, Leo Muscato, Arturo Cirillo. Ha scritto, diretto e interpretato La piu`lunga ora, testo sulla vita del poeta Dino Campana. Dirige e interpreta gli spettacoli Uno zio Vanja e I Soliti Ignoti.In tv per Sky è Il Freddo nella serie Romanzo criminale. Ha lavorato in piu` di quaranta film, alternando ruoli impegnati e drammatici a ruoli da commedia, opere prime e film d'autore, diretto dai più importanti registi italiani e internazionali, collezionando tre candidature ai Nastri d'Argento e svariati premi. Ha diretto il docufilm Il Terremoto di Vanja, in cinquina ai Nastri d'Argento 2020.

Ha prodotto, diretto e interpretato il Caligola di Camus e ha prodotto e diretto La trilogia dell'essenziale. Tornerà in Teatro come protagonista di Chi ha paura di Virginia Woolf per la regia di Antonio Latella e lo vedremo al cinema in Il giorno e la notte di Daniele Vicari, L'ombra di Caravaggio di Michele Placido, Supereroi di Paolo Genovese e Siccità di Paolo Virzì.



ATTENZIONE: l’ingresso sarà consentito solo ai possessori di Green Pass valido.

Il Green Pass è richiesto dai 12 anni compiuti.

- Non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi. Il numero massimo di persone che possono sedersi vicine è 4.

- Mascherina chirurgica (o livello superiore di protezione) obbligatoria anche durante lo spettacolo.