Compagnia: le Fenicie Teatro
Regia: Vaninka Riccardi
Con: Maria Concetta Gravagno, Irina Lorandi, Sara Cicenia
Età: da 11 a 16 anni
Durata: 60
Genere: teatro d’attore, narrazione, canto dal vivo
Tre donne in scena. Due madri e una sorella. Un coro.
Parte una ninnananna e poi una fiaba della buonanotte. Ma la fiaba si interrompe e un’altra voce di donna riprende la ninnananna e poi comincia la sua fiaba.
Raccontano a figli che non sono lì, cercano un contatto con gli oggetti che le circondano, che diventano bambini da cullare, strumenti per farsi sentire, prigioni da cui uscire.
Uscire a raccontare, ma questa volta la fiaba intera, che narra di un eroe ucciso dal potere mafioso.
E raccontare a testa alta, senza abbassare lo sguardo, e raccontare tutto, facendo i nomi, indicando i colpevoli, perché si faccia giustizia. Perché il loro eroe non venga ammazzato due volte: dalla mafia e dal silenzio.
Allora l’amore privato diventa pubblico, condiviso. Il dolore diventa civile, di tutti.
Dall’esperienza della morte le tre donne rinascono. Sembra la più grande delle contraddizioni.
E ognuna di loro, per la prima volta, sale un gradino nella lotta alla mafia, scardinando cultura omertosa e pregiudizi ancestrali.
Tre donne in scena. Due madri e una sorella. Un coro. Per continuare a cantare favole non per addormentarsi, ma per risvegliarsi.
Note
Ci abbiamo provato. A parlare di mafia. E a parlarne attraverso la voce e la storia di tre donne: Francesca Serio, Felicia Bartolotta e Rita Borsellino. E anche attraverso le storie di altre donne che hanno segnato – e segnano oggi - la faticosa strada dell’antimafia.
Lo spettacolo nasce dall’incontro con storie pubbliche di donne che hanno combattuto la mafia per amore.
Lo spunto prende il via dall’incontro con Nando dalla Chiesa e il suo libro Le Ribelli. Ma anche da altri testi: Nata il 19 luglio di Rita Borsellino, Storie di donne e Donne, Mafia e Antimafia di Anna Puglisi, Felicia e le sue sorelle di Gabriella Ebano.
Da lì nasce un lavoro di drammaturgia originale che parte dall’urgenza di trovare un linguaggio semplice per arrivare a tutto il pubblico, senza retorica.
Le attrici raccontano in un impasto vocale che dipana la matassa del racconto pian piano, come una ninnananna o una fiaba della buona notte.
L’intenzione è di mantenere forte la coralità, attraverso un approfondito lavoro di ricerca vocale.
L’obiettivo è accompagnare lo spettatore a seguire il passaggio del racconto dall’intimo al pubblico. Le protagoniste sono donne. Madri e sorelle, ma anche mogli, fidanzate, figlie. Donne della Sicilia tradizionale contro la concezione familiare in cui sono nate e vivono. Loro da sole contro i “valori” tradizionali intrisi di cultura omertosa e mafiosa. Sembrano eroine da tragedia greca.
Donne che dicono no alla morte di un figlio, fratello, marito, fidanzato, padre. Che continuano a portarlo in braccio, a ricomporlo, a raccontarlo. Senza odio. Tutti i giorni.