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NON DI SOLO PANE VIVE L’UOMO

Pubblichiamo l’editoriale di Don Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore della Rivista del Cinematografo, pubblicato nel numero di maggio della RdC.

In molte case scarseggia il pane, falliscono filiere produttive, sta scomparendo una generazione. Editoria libraria, musei, teatri, spettacoli dal vivo, musica, festival, cinema (produzione, promozione culturale, esercizio) sono azzerati da mesi e lo saranno chissà ancora per quanti. Può apparire sgraziato invocare interventi pubblici per la cultura, per il cinema, per ciò che non è pane 'con tutti i problemi che ci sono'. Anche con la cultura si mangia: solo in Italia da questo settore dipendono 800.000 persone.

'Non di solo pane vivrà l’uomo' risponde Gesù al demonio tentatore che vuole indurlo ad usare la sua potenza divina per trasformare i sassi in cibo, per limita re ad azioni materiali la sua reale missione di annunciatore di parole di vita, speranza, senso, bellezza. C’è un altro alimento che sostiene l’uomo, senza il quale la sua stessa natura viene compromessa: la cultura, appunto. Era la convinzione di De Andrè: 'Un uomo senza sogno, senza ideali, senza passione, senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura'. Sostenere il settore salva posti di lavoro e soprattutto se fatto con un progetto, condiviso attiva un virtuoso effetto moltiplicatore. Rivitalizzerà i milioni di italiani a cui mancano i luoghi e le esperienze della cultura ora come tutti così abbattuti, spaventati, umiliati.

Il virus non ha bombardato palazzi ma la fiducia nel futuro, nelle relazioni, nel senso dell’esistere. È un piano da varare con chi progetta e realizza cultura, non a favore. Esistono già: sono realtà attive, dinamiche, spesso piccole, con potenzialità straordinarie. Sono da ascoltare: se sostenute e indirizzate scateneranno un potenziale che nessun piano Marshall culturale centralizzato potrà mai ottenere. Realtà che non operano per un proprio pubblico ma per la stessa comunità in cui tutti stiamo.

Chi lavora nella cultura agisce per attivare esperienze di senso e felicità: una delle missioni più nobili. Fondazione Ente dello Spettacolo è una di queste realtà, questa Rivista ne è la voce: siamo come tutti feriti ma non a morte, invochiamo interventi politici di orizzonte, di sistema oltre che economici. Alle competenti Istituzioni dello Stato, al Mibact offriamo la disponibilità per progettare, confrontarci, collaborare: noi ci siamo per ritessere le trame della società, nutrire l’umanità di ciascuno, ridare forza al popolo, infondere il coraggio per tornare ad abitare anche le nostre piazze.