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Filmforum 1994/1995 - 1° ciclo

28 ottobre 1994

THE BABY OF MACON

Regia: Peter Greenaway

Con: Julia Ormond, Ralph Fiennes, Philip Stone, Jonathan Lacey, Don Henderson, Celia Gregory

Nazionalità: Regno Unito, Paesi Bassi

Durata: 112

Genere: Drammatico


In una comunità che sta soffrendo la piaga della sterilità, che si crede sia una punizione per aver trascurato Dio e per aver permesso che la Cattedrale di Macon cadesse in rovina, una donna grottescamente gravida, che ha superato l’età per concepire un figlio, è assistita da tre levatrici, le quali si aspettano di farle partorire un mostro. La storia è raccontata come un’opera in tre atti in un teatro di provincia nel 1650 davanti ad un pubblico vivace, dove l’ospite più importante è Cosimo, un diciassettenne ingenuo che si siede insieme al suo gruppo di preti e suore sul proscenio. Nonostante tutte le aspettative, sia del cast che del pubblico, sul palcoscenico nasce un bambino sano e bello, e da un’esame della placenta si presagisce che sarà un bambino miracoloso. Quando alcune mogli sterili e ricche offrono a una delle figlie della puerpera del denaro, per poter toccare il Bambino affinchè le renda fertili, la diciottenne ambiziosa approfitta immediatamente della situazione e si arricchisce. Mentre continua a proclamare la sua verginità, che ha fatto pubblicamente verificare, dichiara che il Bambino è suo, e fa imprigionare sua madre e corrompe il padre con i profitti guadagnati tramite la vendita delle benedizioni del Bambino. La Chiesa prospera, vendendo all’asta i liquidi del corpo del Bambino - la sua saliva, le sue urine, il muco e il sangue . Per vendicarsi, la sorella soffoca il Bambino nel suo letto sui gradini dell’altare e viene condannata a morte, ma una legge del posto stabilisce che una vergine non può essere giustiziata. Sarà Cosimo, il religioso appassionato, a proporre una soluzione, suggerendo che la sorella venga incarcerata nel posto di guardia, in modo che la milizia, benedetta dal Vescovo, possa organizzare la deflorazione secondo i falsi esempi religiosi del martirio sado masochista. Difronte al pubblico che segue, il quale non sospetta che la realtà sta sostituendo il dramma teatrale, l’attrice che interpreta il ruolo della sorella è costretta a subire l’umiliazione del personaggio interpretato. Ella muore dopo la sua orribile esperienza, e la sua famiglia, a causa di una legge e per disgusto verso se stessa, muore con lei.

Fonte: www.cinematografo.it


- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1993



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